Parla l'esperto

Ecco perché la tempesta di ieri non è stata prevista

Edoardo Ferrara, meteorologo di 3Bmeteo: «Un evento di questa portata ha spiazzato tutti». Le raffiche di vento hanno toccato i 100 chilometri orari

L'ondata di maltempo che lunedì 4 luglio si è abbattuta violenta e improvvisa su Piacenza e provincia ha davvero sorpreso tutti. 
Non solo ha sorpreso la popolazione piacentina che oggi conta i danni, non solo ha sorpreso le forze dell'ordine e quelle di soccorso, in primis i vigili del fuoco, che hanno lavorato fino a notte fonda per riaprire le strade chiuse dagli alberi crollati e dai pali caduti, ma ha sorpreso anche gli stessi meteorologi, gli esperti che ogni giorno hanno l'arduo compito di prevedere, con la minore incertezza possibile, le mutazioni del tempo. Va sottolineato infatti che nessuna allerta meteo ufficiale era stata diramata per maltempo nelle ore precedenti, come invece accade spesso.  

Ne abbiamo parlato direttamente con Edoardo Ferrara, meteorologo di 3Bmeteo, al quale abbiamo chiesto come mai un evento di tale portata non sia stato previsto in anticipo. «La giornata di lunedì 4 luglio ha visto violenti temporali transitare sull'Emilia da ovest verso est - spiega l'esperto - Le infiltrazioni instabili atlantiche, responsabili di questi intensi fenomeni temporaleschi, dovevano interessare essenzialmente i settori a nord del Po. Tuttavia si è formato un cosiddetto Mcs (Mesoscale Convective System), ovvero un vasto sistema temporalesco costituito da un gruppo di temporali, che dal basso Piemonte ha puntato più a Sud del previsto, colpendo in pieno il Piacentino. L'accumulo per giorni e giorni di aria molto calda e umida, carburante indispensabile per i temporali, ha inoltre esaltato la fenomenologia temporalesca, con associate violente raffiche di vento (fino anche a 100km/h) e grandine di grosse dimensioni. «Noi avevamo indicato in previsione possibili temporali alle 19, ma un evento di tale portata ha spiazzato tutti».

«C'è da dire - sottolinea Ferrara - che la meteorologia non è ancora una scienza esatta ma le previsioni vanno consultate come probabilità che tale evento possa accadere. In epoca di global warming, dove masse d'aria più calda aumentano la probabilità di eventi estremi, anche la previsione che cerca di localizzarli diventa molto più complessa e soggetta a margini di errore. La sfida del futuro è ridurre il più possibile la probabilità che temporali violenti non vengano previsti, sebbene non si potrà mai avere un'accuratezza del 100%».

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