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Mercoledì, 19 Gennaio 2022

Strà ‘lvà, altri protagonisti della borgata: gli “oscuri” campioni ciclisti della contrada

Quinta e ultima puntata del viaggio lungo Strà ‘lvà. Tra i corridori c'era chi barava e chi per la fame non riusciva a spuntarla pur essendo forte

Sono episodi che oggi ci divertono, ma a quei tempi, cent’anni fa, il problema fondamentale era riempire la pancia e tutte le possibilità erano sfruttate. Personaggi di cui oggi si ricorda a malapena il nome o ai quali si pensa per certe loro buffonate, come “Rabisòn” (di cui abbiamo già trattato), Pentolino, al Patàn, Lansòn, Roi, Bucàl, sono l’espressione di una generazione che ha vissuto con dignità, che ha sofferto con rassegnazione e da cui noi traiamo comune e medesima origine.

Sono uomini che con il loro modo di vivere, forse a volte balordo, valvola di sfogo indispensabile nella loro condizione, ci offrono una lezione di coraggio e di umiltà.

Questa rassegna, frutto delle testimonianze degli anziani e del libro di Favari (ma incompleta la sarà sempre) non sarebbe terminata se dimenticassimo di menzionare le due grandi ma oscure glorie sportive...della borgata, i ciclisti Bovet della Macchia e Teo.

Il primo era denominato così perché per vincere una corsa, si mimetizzò in mezzo alle frasche attendendo l’ultimo giro per scattare davanti ai concorrenti stanchi e sudati e tagliare da vincitore il traguardo. Il gran ruzzolone che ne seguì per l’euforia della vittoria e le conseguenti ossa peste lo aiutarono a far si che gli altri corridori non indagassero troppo sul suo arrivo vittorioso, considerato che nelle gare era sempre fra gli ultimi a giungere all’arrivo.

Teo invece aveva forse la stoffa del campione, ma i genitori, ricordando le fratture già riportate per le cadute, il giorno della gara lo Strà 'lva-2tenevano “a stecchetto” propinandogli solo un brodino, cosicché immancabilmente Teo perdeva… per fame, ritirandosi a metà corsa perché le forze venivano meno.

Ermete e Pinella suoi fedelissimi accompagnatori, escogitarono allora un cestino da applicare davanti al manubrio della bicicletta che conteneva una “micca” al formaggio da addentare direttamente durante la gara, mentre pedalava, quando le forze cominciavano a scemare.

Se la trovata vuotava le loro già magre tasche di sponsor “ante litteram”, ebbe però il merito di funzionare: sul finire della gara Teo, rinfrancato dal pane e stracchino, scattò davanti a tutti giungendo in vista del traguardo. Ma tanta fu l’energia trasmessa che nell’ultima curva piombò nel carretto di Preda, l’imbianchino, si ruppe qualche osso e distrusse la bicicletta, dando così addio alle corse.

Questi due ultimi episodi della nostra carrellata con scarsi riferimenti storici e con limitati dati economici della borgata, sono lo specchio del modo con cui la gente affrontava la vita: con metodi e comportamenti che a noi possono sembrare ingenui, ma che sono la cartina di tornasole di una diversa mentalità, di una differente concezione dell’esistere, del vivere delle borgate, tanto difforme dalla nostra.

Mentre questo mondo si è allontanato sempre più, pressoché svanito sotto il rapidissimo succedersi di tempi e nuove generazioni, questo microcosmo do ombre evanescenti spazzate via dalla globalizzazione, ci dovrebbe far riflettere ed aiutarci a capire il fallimento di una realtà alimentata solo dal gretto interesse e dal più spietato individualismo.

Forse ci accorgiamo che l’unico modo di affrontare “il viaggio”, è quello di “tirare a campare” e guardare sempre con occhio disincantato le situazioni che ci sembrano più complesse, di abbandonare la nostra sclerotizzante “forma pirandelliana”, per cercare di essere più semplici e genuini, più spontanei che poi, alla resa dei conti, è la non piccola lezione di coloro che ci hanno inconsapevolmente offerto coloro che ci hanno preceduti. Così si chiude Strà ‘lvà, ma ci attendono altre borgate.

LE ALTRE QUATTRO PUNTATE: 

1 - Quando via Taverna era tutta Strà 'Lva, tutto ruotava attorno all'arsenale 

2 - La commedia umana di Strà 'Lva: i ricchi, i poveri e l'ospedale

3 - I giochi della vecchia Piacenza 

4 - Le osterie di Strà 'Lva: c'era chi immergeva il rame nel vino 

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