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Giovedì, 29 Settembre 2022
Coltivatori / Farini

Le chips in busta "made in Predalbora": «Amo portare in giro il mio territorio»

È uno dei prodotti dell’azienda agricola di Francesco Chinosi, "sentinella" del territorio a Groppallo: «Dopo aver recuperato i terreni di famiglia abbandonati da anni, posso dire con un po’ di orgoglio di essere riuscito a combinare qualcosina»

La prima volta che incontrai Francesco Chinosi era il febbraio 2014 e aveva 25 anni. Da sei aveva dato vita, giovanissimo, ad un’azienda agricola dedicata alla coltivazione di patate a Groppallo di Farini, subito dopo aver conseguito il diploma all’Agraria. Forse era un’utopia, vivere di ciò in Alta Valnure, ma otto anni dopo l’azienda di Francesco c’è ancora e, anzi, ha allargato il suo raggio d’azione. «Se penso a quando abbiamo recuperato i terreni di famiglia abbandonati da anni - riflette il giovane sul suo percorso professionale -, beh, posso dire con un po’ di orgoglio di essere riuscito a combinare qualcosina».

Come hai scelto questa avventura impervia, quella dell'agricoltura di montagna? «I miei nonni avevano una stalla e qualche terreno a Predalbora - ricorda il 33enne - a qualche chilometro da qua. Da bambino e adolescente, appena finivo i compiti, correvo a dare una mano nei campi a uno zio». Il suo cammino è sempre stato in salita, ma solo per modo di dire, perché ha deciso di prendere la strada per questa frazione disabitata, una delle tante che circondano Groppallo.

Francesco si occupa di diversi tipi di patate di montagna. “Kennebeck” è la varietà regina dell’azienda: è la classica patata “farinosa” da fare fritta. “Monnalisa” ha invece una pasta più gialla, adatta per tutti gli usi. “Desirèe” è la varietà dalla buccia rossa, ideale per fare gli gnocchi. Dalle parti di Farini viene usata soprattutto per la celebre torta di patate. Chinosi coltiva anche cereali, grano tenero, segale, farro che fa poi trasformare da un pastificio di Alba (Cuneo). Un po’ di farro viene macinato per i biscotti della gastronomia groppallina di Nicoletta Dodici, che Chinosi rivende sotto il nome di “Quadrotti al farro”. In inverno distribuisce anche le “gocciole di Groppallo”, con il cioccolato.

Dal 2018 ha aggiunto soprattutto le patatine "chips". «L’ispirazione - racconta - mi è venuta dalle Apecar 50 al padiglione Coldiretti all’Expo 2015 di Milano. Mi sono buttato nello street food». La pandemia, però, ha stoppato questo slancio. «Ricordo l’ultimo evento, la fiera della lumaca di Bobbio del dicembre 2019, poi il nulla. Rimanendo fermo come tutti, ho pensato di imbustarle. Non potevo stare qui a guardare per aria - anche se nel poco tempo libero si rilassa guardando il monte Menegosa da casa - dovevo inventarmi qualcosa». Solo da poco Francesco ha ripreso in mano l’apecar (che era del nonno), ma intanto le sue patatine sono in commercio. Si trovano al mercato coperto di Coldiretti alla Farnesiana, a Eataly, al Conad di San Giorgio e in diversi punti vendita cittadini: Salumeria Amendolara, Bottega italiana di Mulino Bisi, salumeria Montanari, L’orto di Mucinasso.

L’agricoltore da queste parti è anche un po’ una sentinella del territorio: Francesco cura diversi campi, pulisce costantemente i canali, fa prevenzione per limitare i dissesti idrogeologici. Fai tutto da solo? «Mi aiutano i genitori nella vendita a Groppallo, a casa. Ho incentivato le consegne a domicilio: giovedì e venerdì mi dedico ai clienti in città e pianura. Giro col furgone, vado sui mercati, ad esempio a Pontedellolio sono presente dal 2013». Ancora giovane, ha già molti anni di esperienza nel settore. «È strano, quando un mestiere ti piace, il tempo vola, mi sembra ieri che ho iniziato. Questo mestiere mi permette di vivere sempre a Groppallo, dove sto bene. Dopo la pandemia molti hanno capito che si può vivere anche qui, la nostra valle è più movimentata da due anni a questa parte e ne sono felice».  

Ultimamente diversi giovani si sono dedicati all’agricoltura di montagna, ostaggio di numerose difficoltà, dai terreni parcellizzati all’enorme presenza dei cinghiali. «Vedo entusiasmo, ben venga, se uno ha voglia di lavorare, lo spazio c’è. Certo, è impossibile farlo con i metodi dei nonni. Dal trattore bisogna anche scendere in laboratorio e darsi da fare con la vendita su più canali, altrimenti è impensabile sopravvivere vendendo latte e fieno e allevando qualche bovino. Più riduci la filiera e più hai margine: è la filosofia di "Campagna Amica" di Coldiretti. L'azienda deve essere innovativa e multifunzione».

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Francesco è innamorato del posto in cui è nato. «Sono contento di portare Groppallo in giro, nelle città, perfino a Milano. Non vendo solo le mie patatine, vendo il territorio. Nel mio logo ho inserito la chiesa di Predalbora». Chiesa settecentesca dedicata a San Giovanni - dove una volta l’anno il diacono Silvio Scattaglia celebra messa - della quale è il custode. Eppure è un paese completamente disabitato, dove il giovane organizza un paio di eventi musicali e culturali ogni anno, come la festa di San Giovanni e quella degli antichi mestieri. «Per guardare avanti bisogna anche riflettere sul passato e onorare quello che hanno fatto i nostri vecchi. Chi viene in visita, poi, si affeziona a questo paesino».

A lui giriamo, simpaticamente, le considerazioni “campanilistiche” emerse in più di una occasione: Groppallo si sente più bella rispetto al capoluogo Farini, ma meno considerata. «Quel poco che abbiamo dobbiamo tenercelo stretto, ad esempio paghiamo tutti le bollette in posta per mantenere operativo il presidio. Anni fa volevano chiuderla, ora non se ne parla più. Io uso lo sportello per spedire tutti i miei prodotti. Siamo fortunati rispetto ad altre realtà di montagna, però ci vorrebbe un po’ più di unità in paese per migliorare». Ad esempio? «Qualche evento culturale in più. Se vengono apprezzati nella minuscola Predalbora, a Groppallo potrebbero avere più successo. Il prossimo che ho cantiere è previsto per l’autunno, farò sapere a breve sui social di cosa si tratta, ma la musica c’entra sempre…».

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