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La serata / Travo

«Nessuno ha introdotto il lupo nel nostro territorio»

La serata di approfondimento sul lupo organizzata a Travo: «Si stimano quindici branchi nel Piacentino. Gli ibridi sono più aggressivi? Nessuna evidenza scientifica»

«Siamo qui per superare gli stereotipi che il lupo porta con sé. Veniamo bombardati da notizie negli ultimi tempi su questo animale protetto che è un patrimonio. La comunicazione tende ad esasperare i contenuti più cruenti della natura che ci circonda e stimolano un sentimento di paura che è dentro di noi, ma va controllato e gestito». Così Paola Monga, coordinatrice delle guardie zoofile dell’Oipa di Piacenza e provincia, ha introdotto la serata di approfondimento organizzata nei giorni scorsi alla sala polivalente di Travo, dedicata al lupo.

«Il lupo è una specie protetta – ha ricordato Monga - dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea e quindi non può essere cacciato né ucciso. Solo in casi del tutto eccezionali la normativa consente di derogare a questo stato di protezione nel caso di animali considerati “problematici”. Nel Piacentino, dove colline e montagne si estendono per il 60% del territorio, si stimano oggi almeno quindici branchi di lupi (uno ogni cento chilometri): questo il dato emerso dal convegno.

«Il lupo è un animale schivo – ha detto Monga - non pericoloso per l’uomo. Naturalmente caccia per mangiare, essendo un predatore. Ecco allora che occorre favorire una serena convivenza senza generare allarmi, anche mediatici o diffondere fake news al riguardo». «Tra queste false notizie vi è quella che sia stato reintrodotto e che gli esemplari ibridi sarebbero più confidenti. Noi, come associazione, ci adoperiamo anche per divulgare informazioni corrette, con rigore scientifico anche per sviluppare il senso critico dell’interlocutore, che va dal semplice cittadino al rappresentante delle istituzioni». Monga ha ricordato che il bracconaggio è un reato. «Nessuno li ha reintrodotti, si sono riconquistati i loro spazi. Nessuno li ha immessi e nessuno li deve togliere. È una presenza ingombrante, sì, soprattutto per certe categorie come gli allevatori». Sono stati dispensati alcuni consigli nel corso della serata per non favorire la sua presenza nei paesi. Come non tenere i cani a catena, evitare di lasciare cibo alla fauna selvatica, tenere di notte gli animali domestici in locali chiusi, evitare di lasciare resti di animali accanto alle case, non lasciare rifiuti organici (placente, carcasse) nelle letamaie e nelle vicinanze di stalle, non lasciare cibo avanzato nelle colonie feline.

Fabiana Ferrari, biologa e responsabile del centro “Piacenza Wildlife Rescue” ha tracciato un identikit del lupo. «È un progenitore selvatico dei nostri cani, ma ha un patrimonio genetico distinto. A partire dagli anni ’80 è tornato a ripopolare la dorsale Appennino, negli anni ’90 anche l’arco Alpino». L’Ispra stima 3300 esemplari in Italia in questo momento. La biologa ha spiegato con precisione le differenze tra lupi e ibridi (l’unione tra cane e lupo) e come riconoscerli. «L'inquinamento genetico non è detto che porti ad avere esemplari più aggressivi rispetto ai lupi puri, non c'è nessuna evidenza scientifica al riguardo».

I branchi di lupi sono famiglie composta da un maschio, una femmina e la prole. La media è di 4 cuccioli a coppia, con un massimo di 8. «Si accoppiano una volta all'anno, le nascite avvengono tra aprile e giugno. L'area dove un branco si sposta va da un minimo di 70 a massimo 250 km. Poi gli individui giovani possono decidere di partire verso un loro territorio libero, dove trovare un compagno o una compagna. Singolarmente possono spostarsi anche di mille chilometri». «Ha sempre fatto paura all’uomo – ha proseguito il suo intervento la biologa Ferrari - sebbene non si registrino attacchi all’uomo da cent'anni. Un giusto timore nei suoi confronti però è utile per mantenere le distanze. Le segnalazioni della sua presenza sono ormai dappertutto, anche nelle aree di pianura». Ferrari ha inoltre aggiunto che i lupi che sono provvisti di radiocollare sono esemplari feriti e curati, ai quali è stato applicato il dispositivo, nuovamente liberati.

Enrico Merli, zoologo della Regione, ha fatto il punto sulle presenze di animali selvatici nel territorio. «Negli anni ’90 erano 500 i cinghiali ammazzati in un anno nel Piacentino, poi saliti a mille nel 2000. Oggi sono tremila». Le predazioni dei lupi, invece, accertate negli ultimi cinque anni, raccontano di una media di undici capi all’anno, ma sono stime al ribasso. Per Merli gli ultimi episodi di attacchi ai danni dei canni da caccia stanno contribuendo ad «esasperare la situazione».

L’ultimo contributo è arrivato da Chiara Garbarino, direttrice dell’istituto zooprofilattico di Piacenza, che ha spiegato come bisogna comportarsi per segnalare una carcassa di animale selvatico e approfondito il tema dei controlli, prelievi e approfondimenti successivi ai ritrovamenti. Con un focus anche sulle patologie che possono colpire lupi, cinghiali, volpi e cani.

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